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	<title>Stefano di Puccio</title>
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		<title>Pedonalizzazione Piazza Pitti un anno dopo: il bilancio. E io dico: &#8220;facciamo marcia indietro&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 15:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>news</dc:creator>
				<category><![CDATA[consiglio comunale]]></category>
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Il 24 giugno sarà quasi un anno dalla pedonalizzazione di piazza Pitti.
Il tempo della sperimentazione credo sia stato sufficiente e adesso, seppur con rammarico, devo dire che non ha avuto il risultato che ci si aspettava.
Io stesso accolsi la novità con entusiasmo e disponibilità ai sacrifici che avremmo dovuto sopportare con il cambiamento. Eppure, alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2012/04/area-pedon.jpg"><img src="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2012/04/area-pedon-300x280.jpg" alt="" width="173" height="161" /></a></p>
<p>Il 24 giugno sarà quasi un anno dalla pedonalizzazione di piazza Pitti.</p>
<p>Il tempo della sperimentazione credo sia stato sufficiente e adesso, seppur con rammarico, devo dire che non ha avuto il risultato che ci si aspettava.<br />
Io stesso accolsi la novità con entusiasmo e disponibilità ai sacrifici che avremmo dovuto sopportare con il cambiamento. Eppure, alla luce dei fatti dobbiamo ammettere &#8211; e io, che ho sempre sostenuto e difeso questa scelta non ho problemi a farlo &#8211; che la situazione è notevolmente peggiorata.</p>
<p>Le strade limitrofe a piazza Pitti sono diventate un inferno per tutti: residenti, commercianti, artigiani, tassisti e per tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, devono attraversare la città da ovest a est e viceversa.</p>
<p>Nonostante gli sforzi dei tecnici della mobilità che si sono sempre dimostrati disponibili, non si è trovata una soluzione che potesse non dico accontentare tutti, ma scontentare meno persone possibile. Del resto le strade di Firenze sono queste, il trasporto pubblico anche. Bella, sì, piazza Pitti libera dalle auto, ma a che prezzo?</p>
<p>Mi chiedo allora, se non valga la pena fare un ripensamento o addirittura un passo indietro.</p>
<p>Tutto l’Oltrarno ha risentito negativamente dello stravolgimento del traffico, vedendo aumentare i problemi di chi per un motivo o per l’altro deve attraversare quella zona, problemi che sono andati ad aggiungersi a quelli di artigiani e commercianti che si sono visti ridurre la possibilità di accesso alla ztl. E per molti di loro ha voluto dire una drastica riduzione del lavoro.</p>
<p>La zona del Canto ai Quattro Leoni, cioè quelle stradine che si snodano intorno a Piazza della Passera, il salottino buono dell’oltrarno lo avevano definito, è diventato uno svincolo autostradale. E le suddette stradine, tanto care a Rosai e Pratolini, sono diventate una sorta di pista per le macchinine, stradine larghe pochi metri, dove a malapena le auto riescono a passare.</p>
<p>Adesso tutto il traffico di coloro che in una sorta di gioco dell’oca cercano una via di uscita dal labirinto, finisce per parli trovare di nuovo al punto di partenza. Stradine che di notte una volta cessato il presidio dei vigili, sono ancor più trafficate e fanno da cassa di risonanza del rumore per i poveri residenti che non riescono più a dormire. Parlo in particolare di via Ramaglianti, via dello Sprone, via Toscanella e via dei Velluti, che sono diventate purtroppo famose proprio grazie alla pedonalizzazione.</p>
<p>Mi chiedo dunque se valga ancora la pena di sostenere questa causa, che, per liberare via Guicciardini dalle auto, ha messo in ginocchio tutto un quartiere. Quartiere che era già moribondo, e che sembra ormai rassegnato e aspetta solo il colpo di grazia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Negozi storici: patrimonio culturale e risorsa economica</title>
		<link>http://www.stefanodipuccio.com/2012/01/19/negozi-storici-patrimonio-culturale-e-risorsa-economica/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 19:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>news</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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La merceria Quercioli e Lucherini: dal 1895 in via Calimala 10

In prima linea sul fronte della salvaguardia dei negozi storici. Un questione che va affrontata con i tempi dell’economia e non con quelli della politica. Eppure da qui bisogna partire: con una mozione da me presentata e sottoscritta anche da Eugenio Giani (Pd) e Giuseppe [...]]]></description>
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<dl>
<dt><a href="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2012/01/11533_negozi_storici.jpg"><img class="size-full wp-image-616" src="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2012/01/11533_negozi_storici.jpg" alt="" width="250" height="187" /></a></dt>
<dd>La merceria Quercioli e Lucherini: dal 1895 in via Calimala 10</dd>
</dl>
<p>In prima linea sul fronte della salvaguardia dei negozi storici. Un questione che va affrontata con i tempi dell’economia e non con quelli della politica. Eppure da qui bisogna partire: con una mozione da me presentata e sottoscritta anche da Eugenio Giani (Pd) e Giuseppe Scola (IdV) abbiamo voluto sollecitare la convocazione di un tavolo di lavoro che, attraverso un percorso iniziato in Commissione Sviluppo economico e passando poi in Commissione Urbanistica e quindi Cultura, possa arrivare in breve tempo in Consiglio con un pacchetto di proposte. L’obiettivo è quello di  tutelare esercizi che rappresentano un pezzo di storia e cultura urbana, un tempo linfa vitale del tessuto economico della città, ma che da tempo arrancano di fronte all’inesorabile processo di modernizzazione (e spesso purtroppo abbrutimento) dei centri storici. Se da tempo negozi, caffè, librerie, storiche farmacie e botteghe artigiane sono censite e inserite in percorsi culturali e turistici, manca però, sia a livello nazionale sia locale, una legislazione che ne tuteli veramente l’esistenza agendo in primo luogo sulla normativa del commercio e sulla cultura della rendita immobiliare, con una politica di affitti calmierati e una ferma lotta all’abusivismo.</p>
</div>
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		<title>Brindisi di Natale a Sollicciano</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 15:51:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>news</dc:creator>
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		<category><![CDATA[brindisi]]></category>
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		<description><![CDATA[
Martedì 20 dicembre prossimo alle ore 11,00 appuntamento al Giardino degli incontri di Sollicciano con i Garanti dei detenuti Alessandro Margara e Franco Corleone. Nell&#8217;occasione verrà presentato il volume Il corpo e lo spazio della pena. Architettura, urbanistica e politiche penitenziarie (Ediesse) con la partecipazione di alcuni degli autori dei testi. Sarà presente il direttore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><strong><a href="http://www.ediesseonline.it/catalogo/saggi/il-corpo-e-lo-spazio-della-pena"><img class="size-medium wp-image-589 alignleft" src="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2011/12/1601-9_Ilcorpo_spazio_pena5-186x300.jpg" alt="" width="114" height="186" /></a></strong></p>
<p><strong>Martedì 20 dicembre</strong> prossimo alle ore 11,00 appuntamento al Giardino degli incontri di Sollicciano con i Garanti dei detenuti Alessandro Margara e Franco Corleone. Nell&#8217;occasione verrà presentato il volume <em><strong>Il corpo e lo spazio della pena. Architettura, urbanistica e politiche penitenziarie </strong></em><strong>(Ediesse) </strong>con la partecipazione di alcuni degli autori dei testi. Sarà presente il direttore del Carcere Oreste Cacurri.<br />
Parteciperanno le Associazioni del volontariato e le Istituzioni. Sarà un momento di incontro con i detenuti e per un brindisi augurale per il Natale e il nuovo anno. Personalmente mi sono impegnato a offrire &#8211; per quel poco che vale &#8211; almeno un piccolo buffet.</p>
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		<title>Ultime da Sollicciano</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 14:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>news</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblico qui il mio intervento in Consiglio Comunale del 12 dicembre 2011 dopo la relazione in Consiglio Comunale del Garante dei detenuti, On. Franco Corleone.
Era il 14 marzo scorso, quando parlammo di “carceri” da dentro il carcere di Sollicciano. Uscimmo di lì con tanti buoni propositi e personalmente con l’idea che tutto sommato qualcosa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Pubblico qui il mi<a href="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2011/12/Carcere_280xFree.jpg"><img class="alignleft  wp-image-611" src="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2011/12/Carcere_280xFree.jpg" alt="" width="196" height="156" /></a>o intervento in Consiglio Comunale del 12 dicembre 2011 dopo la relazione in Consiglio Comunale del Garante dei detenuti, On. Franco Corleone.</p>
<p style="text-align: justify">Era il 14 marzo scorso, quando parlammo di “carceri” da dentro il carcere di Sollicciano. Uscimmo di lì con tanti buoni propositi e personalmente con l’idea che tutto sommato qualcosa di buono avevamo fatto.<br />
In realtà la situazione è pressoché immutata: il carcere di Sollicciano, cosi come gli altri istituti di pena, è sovraffollato, i detenuti e talvolta anche le guardie carcerarie continuano a morire principalmente per suicidio o per cause naturali che di naturale hanno in realtà molto poco.<br />
La relazione del Garante è del 2010, ma se aggiorniamo i numeri delle presenze e delle vittime, questa situazione è attualissima.<br />
Non sto a riportare i numeri che sono peraltro inquietanti, ma posso riassumere brevemente con un dato percentuale: il 31% degli ingressi negli istituti di pena nel 2010 è per violazione all’articolo 73 del d.p.r. 309/90 (detenzione e spaccio di stupefacenti) e il 28,49% sono soggetti tossicodipendenti. Quindi il carcere è destinato per oltre il 50% a persone penalizzate per un reato senza vittima.<br />
Se il carcere fosse liberato dalla presenza della detenzione sociale, non ci sarebbe bisogno di costruire nuove carceri, con sperpero di denaro e il rischio di affari e tangenti per appalti fuori controllo.<br />
In realtà la quota di criminalità più grave è rimasta sostanzialmente stabile, così pure quella dei delitti tipici del codice penale. Quella che aumenta è la criminalità di strada, o microcriminalità, quindi oltre a detenuti per reati di droga, ci sono un alto numero di stranieri e persone appartenenti alle varie criticità sociali, problemi di igiene mentale, nuove povertà e abbandoni sociali, cosicché lo strumento penale viene utilizzato in luogo dello strumento sociale. Ovvero siamo passati da uno stato sociale ad uno stato penale, violando quindi la costituzionalità delle finalità rieducativa della pena.<br />
Ma più che denunciare questo stato di cose, e rimandare ai nostri parlamentari il compito di proporre nuove leggi, vorrei proporre cose concrete da fare già a livello locale.<br />
Come per esempio il destinare luoghi diversi e adatti per chi è in attesa di convalida dell’arresto; strutture pubbliche o private per chi è agli arresti domiciliari, case famiglia per le detenute madri, residenze per detenuti con patologia gravi e soli senza sostegno, case della semilibertà, piccoli istituti a custodia attenuata.<br />
Desidero concludere con una nota positiva: con l’On. Corleone e i colleghi Cruccolini e Sguanci ci siamo recati a Sollicciano per incontrare la Commissione detenuti ed una delle tante piccole ma urgenti esigenze è stata risolta: la lavatrice della sezione femminile si era rotta così mi sono personalmente impegnato per trovarne una nuova. Ora, grazie alla donazione di un privato, il sig. Coley O’Kieff della Multiline srl &#8211; che qui ringrazio<br />
ancora -, le detenute hanno la lavatrice.</p>
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		<title>L&#8217;Aquila, anno II D.T. (Dopo Terremoto)</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 13:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Di Puccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[consiglio comunale]]></category>
		<category><![CDATA[iniziative sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Offro volentieri spazio a questo articolo pubblicato il 4/04/2011 da Giusi Pitari su www.6aprile.it che ci racconta come quasi 38000 persone a tuttoggi non abitano la propria casa all&#8217;Aquila, il numero più macroscopico di una situazione che presenta altri tipi di vessazioni inimmaginabili per la cittadinanza dell&#8217;Aquila. Su questo blog ho dato voce più volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-551 alignleft" title="giusi_pitari" src="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2011/04/giusi_pitari.jpg" alt="" width="281" height="281" />Offro volentieri spazio a questo articolo pubblicato il 4/04/2011 da <strong>Giusi Pitari </strong>su <a href="http://www.6aprile.it">www.6aprile.it</a> che ci racconta come quasi 38000 persone a tuttoggi non abitano la propria casa all&#8217;Aquila, il numero più macroscopico di una situazione che presenta altri tipi di vessazioni inimmaginabili per la cittadinanza dell&#8217;Aquila. Su questo blog ho dato voce più volte a questa città, il primo segnale è <a href="http://www.stefanodipuccio.com/2011/02/09/laquila-il-tuo-sostegno-fuori-da-ogni-retorica-e-vitale/">all&#8217;interno di questo post, con il sostegno della campagna Aquila anno 1<br />
</a>. Ho espresso recentemente la mia posizione in consiglio puntando l&#8217;attenzione sul fatto che <strong><a href="http://www.stefanodipuccio.com/2011/04/06/laquila-firenze-avrebbe-potuto-fare-di-piu/">Firenze avrebbe potuto fare di più per la raccolta delle firme</a></strong>.</p>
<blockquote><p>Due anni. Abbiamo smesso di contare i giorni, le settimane, i mesi ed ora siamo agli anni. Inizia il terzo. Il 6 aprile sarà triste, sarà sommesso, sarà doloroso. 309 vittime. A raccontare l’anno appena trascorso si fa presto, basta leggere uno degli ultimi report della Struttura per la Gestione dell’Emergenza: <strong>quasi 38000 persone non abitano la propria casa</strong>. Oppure si può venire a L’Aquila o in qualsiasi altro centro del cratere sismico, di notte: lì dove c’era la vita, è ancora tutto buio.<br />
Chi l’avrebbe mai detto! Due anni! Son pochi o tanti?<br />
Sono giusti, in realtà, per sapere qualcosa del nostro destino, un cronoprogramma, un’idea di città,… Certezze o, almeno, speranze.</p>
<p>Vaghiamo, invece, e resistiamo, incapaci ad andar via.<br />
Descrivere come stiamo è difficile, perché viviamo in una cornice tutta nostra, che esportare è solo illusorio. Insomma, siamo un insieme di persone del tutto peculiare, al punto che sarebbe interessante farne uno studio sociologico. <strong>Questo insieme di persone convive con transenne e militari, da due anni.</strong> Al punto che non ci si fa più caso. Una città diroccata, la nostra città;  zona rossa, invalicabile, tanto che ai varchi ci sono i militari. Da due anni.<strong> A guardia del nulla</strong>. E le zone permesse vengono chiuse. All’una di notte,  per riaprire l’indomani.</p>
<p><strong>All’interno di questo insieme ci sono svariati sottoinsiemi, ciascuno sottoposto a vessazioni irraccontabili. </strong>Gli abitanti dei progetti C.A.S.E. , per esempio (tralasciando il fatto che ancora non sono noti i criteri con i quali si è avuto accesso alle nuove abitazioni),  non sono liberi di assentarsi (insieme o anche singolarmente) dall’alloggio per più di tre mesi, pena la revoca dell’alloggio. E se la famiglia cambia, anche per un lutto improvviso, immediatamente si viene trasferiti. La libera interpretazione delle ordinanze commissariali ha fatto sì  che un altro sottoinsieme si è visto revocare il piccolo contributo mensile di autonoma sistemazione perché si è osato cambiare residenza, all’interno del cratere sismico, badate bene!</p>
<p>O c’è chi, dopo aver abitato in una piccola parte della propria casa inagibile (classificazione E) con l’ottenimento della parziale agibilità, ora, dovendo sgomberare l’appartamento per poter finalmente iniziare i lavori di ripristino, non sa dove andare. E che dire degli eredi di case inagibili? Avranno il contributo per la ristrutturazione solo se il proprio caro è venuto a mancare entro una certa data, altrimenti nulla. E l’assurdo accanimento nei confronti di chi sta ancora in albergo fuori città? E vogliamo anche metterci chi ha casa agibile all’interno delle zone rosse?  O gli orfani del terremoto, senza più famiglia, figli senza più niente per ripartire.</p>
<p>Ma<strong> i decisori che siedono ai tavoli per la ricostruzione sono tutti commissari o simil-commissari, nessuno è aquilano, tutti ignari delle difficoltà delle persone e sottolineo persone. </strong>Questa, però, è la prima fila dei tavoli della ricostruzione! In seconda fila<strong> i sindaci, uditori (o quasi), in terza fila i cittadini a gridare “basta commissari!”</strong>,   tra i cittadini e i sindaci e tra i decisori e i sindaci le <strong>lobbies</strong>, suggeritrici, sul loggione la <strong>città morente</strong> che non ha neanche il fiato per parlare, da lontano si ode solo il fischio del vento che spazza i vicoli e entra nei portoni.</p>
<p><strong>E poi c’è la nostra vita, quella di tutti: cambiata, rovesciata, rimescolata.</strong> Vaghiamo, sempre, in cerca di ricucire pezzi perduti: la quotidianità di una passeggiata, di una vetrina, di uno scambio di battute, di un cinema o di un teatro, di un concerto, degli incontri casuali, dei bar alla sera e anche di notte. E, ancora, ci sono le nostre case, alcune riabitate, altre in attesa di noi. Quelle che sono rimaste su e, quindi,  sono accessibili, hanno tutte lo stesso odore, la stessa polvere. Ci trovi segni di quella notte, persino i letti disfatti: non una sciatteria, ma un desiderio di poter ricominciare daccapo, con la voglia di riaddormentarsi, in quel letto, alle 3e32 di un giorno qualsiasi. E quelle diroccate in centro, dove ancora puoi sbirciare la vita. E quelle riparate di colori sgargianti. Oppure le nuove, provvisorie, piene di oggetti sui balconi.</p>
<p><strong>Siamo ancora all’Inferno: in alto il buco nero, la nostra città. A guardia tre fiere: una lince, un leone, una lupa. Brama, superbia e avidità.</strong></p>
<p>Riaprire la città dicevamo e diciamo. Riaprirla vuol dire capire non solo il danno, ma anche cosa si è fatto durante questi mesi nei quali le transenne, seppur spesso abbattute, hanno continuato a dividerci dalla città, dai suoi problemi e anche tra di noi.  Riaprirla vuol dire lavorare, verificando la sicurezza,  smaltendo infine le macerie. E sì, perché a due anni dal sisma e ad un anno dalla rivolta delle carriole che differenziavano coppi, pietre monumentali, ferro ecc., le <strong>macerie </strong>sono ancora a terra a testimoniare tutte assieme le tre belve di cui sopra.</p>
<p>Entriamo così nel terzo anno dopo terremoto con una sola buona notizia: <strong>siamo ancora qui</strong>.  <strong>Cittadini</strong><strong> </strong><strong>senza </strong><strong>città.</strong></p></blockquote>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://www.stefanodipuccio.com/2011/04/06/laquila-anno-ii-d-t-dopo-terremoto/" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Aquila: Firenze avrebbe potuto fare di più</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 13:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Di Puccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[consiglio comunale]]></category>
		<category><![CDATA[iniziative sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il quattro aprile in consiglio comunale ho ricordato con qualche giorno d&#8217;anticipo un triste anniversario che ricorre proprio oggi;  il 6 aprile del 2009 la città de L’Aquila fu distrutta da un  terribile terremoto. Il terremoto colpì la città  proprio nel suo centro vitale: il centro storico.
E&#8217; bene ricordare a  tale proposito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-547 alignleft" title="aquila" src="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2011/04/aquila-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" />Il quattro aprile in consiglio comunale ho ricordato con qualche giorno d&#8217;anticipo un triste anniversario che ricorre proprio oggi;  il 6 aprile del 2009 la città de L’Aquila fu distrutta da un  terribile terremoto. Il terremoto colpì la città  proprio nel suo centro vitale: il centro storico.<br />
E&#8217; bene ricordare a  tale proposito che il comune de L’Aquila era di fatto distribuito in più  di cinquanta frazioni ed il centro era il vero cuore pulsante della  città dove c’era tutto: le istituzioni, l’Università, le attività  commerciali. Racchiudeva quindi tutte le identità cittadine. Tutto  questo era prima del terremoto, ma adesso non più. Ora più che mai,  l’Aquila deve continuare a svolgere questa funzione, tanto più che la  dispersione abitativa è appesantita dalle 19 new towns. Da qui la necessità di una legge che restauri questi principi. I  Consiglieri Comunali  di maggioranza e di opposizione (come <strong>de Zordo</strong> e  <strong>Grassi</strong> ) hanno aderito in veste di autenticatori, alla richiesta dei  promotori aquilani residenti a Firenze. Complessivamente, sono  state raccolte, ci dicono, oltre 1000 firme e Firenze è stata fra le  città più attive a rispondere a questo appello. Non a caso Firenze condivide con L’Aquila alcune peculiarità<strong>:  l’autodeterminazione del libero comune, incarnata nelle strade e nelle  piazze del centro che ne determina non solo la singolare bellezza ma ne  costituisce principio identitario.</strong></p>
<p><strong>Cosa sarebbe Firenze senza il suo centro?</strong></p>
<p>Così L’Aquila.</p>
<p>Nel  loro comunicato stampa gli aquilani residenti a Firenze ci ringraziano  con parole lusinghiere per il risultato ottenuto, ma dal mio punto di  vista Firenze avrebbe potuto fare di più per la raccolta delle firme, ma  sono sicuro Firenze potrà e vorrà fare di più in futuro per la  drammatica vicenda de L’Aquila. Il mio è un invito a  trarre stimolo da quelle parole per contribuire con le nostre  rappresentanze parlamentari, con le nostre istituzioni locali, politiche  e culturali, prima fra tutte questo Consiglio,  a riportare la vicenda  dell’Aquila al centro dell’interesse nazionale. La richiesta di  aiuto di una comunità che ha mostrato dignità nella tragedia vissuta non  può essere disattesa, l’agonia di una città d’arte come l’Aquila non è  una questione locale, al contrario è una questione italiana. <strong>Riporto per intero, qui di seguito, il comunicato stampa degli Aquilani residenti a Firenze</strong></p>
<blockquote><p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong> </strong>Gli aquilani residenti in Firenze ringraziano la Città per la sensibilità dimostrata nella raccolta delle firme a sostegno della legge di iniziativa popolare di solidarietà per la ricostruzione dell’Aquila. Le oltre 1000 firme raccolte – che pongono Firenze fra le città più attive fra quante si sono mobilitate per la raccolta delle firme – testimoniano un’attenzione solidale a quei diritti di cittadinanza che gli aquilani vogliono recuperare con la legge di iniziativa popolare.<em> L’Aquila, infatti, condivide con Firenze le proprie radici: l’autodeterminazione del libero Comune, incarnata nelle strade e nelle piazze del centro che non solo ne determina la singolare bellezza, ma ne costituisce principio identitario. Per queste ragioni abbiamo potuto confidare nella sensibilità dei fiorentini, ricevendone conferma. La vicenda di L’Aquila insegna che la gestione emergenziale, che gli aquilani hanno vissuto come cavie, distrugge il tessuto connettivo cittadino e lo disperde nelle new town, nell’isolamento sociale, nella massificazione individualista, nella nuova agorà del centro commerciale, che sostituisce il centro storico, inibito agli aquilani dai posti di blocco militari attivi h. 24.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>A distanza di due anni dal terremoto </em><strong>oltre 38 mila persone non vivono a casa loro. A dispetto della propaganda – come quella dissimulata nei programmi di intrattenimento come Forum – né la ricostruzione del centro storico, cuore della cultura e dell’economia cittadina, né di gran parte della periferia è ancora iniziata.</strong> <em> </em></p>
<p><em>Al contrario, esplode il malessere sociale. Un’</em>indagine finanziata dalla Comunità europea e realizzata, tra le altre, dall’Università di Firenze, ha evidenziato che per il 71% degli aquilani &#8220;<em>la comunità è morta assieme al terremoto</em>&#8220;, che il 68% vorrebbe lasciare la propria abitazione attuale, e che il 43% della popolazioni soffre di stress, una percentuale che arriva al 66% per le donne. Il 73% denuncia &#8220;<em>una totale mancanza di posti di ritrovo per la comunità</em>&#8220;, il 50% l&#8217;assenza di servizi essenziali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Per questo la legge di solidarietà nazionale di iniziativa popolare.</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Per sottrarre la città alle gestioni commissariali e restituirla alle autonomie locali. Per </em>restaurare e ricostruire il patrimonio storico monumentale, il patrimonio edilizio pubblico e privato e per ridisegnare e riorganizzare da un punto di vista morfologico e funzionale le aree gravemente danneggiate. Per ricostruire il tessuto economico sociale, tutelare i salari e le pensioni, detassando i redditi fissi. Per prevenire la rischiosità sismica e il degrado idro-geologico e per preservare le qualità culturali e paesistiche del territorio.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Noi crediamo che Firenze saprà andare oltre la solidarietà, condividendo fino in fondo quella che, con la vicenda di L’Aquila, costituisce parte di una generale battaglia di democrazia, per fermare il declino italiano dei comitati d’affari, delle lesioni dei diritti di cittadinanza, della propaganda mediatica.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em><strong>Perché le macerie di l’Aquila sono macerie di democrazia.</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Per tutte le informazioni sulla proposta di legge</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em><a href="http://www.anno1.org/">www.anno1.org</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
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		<title>150 anni dall&#8217;unità d&#8217;Italia, ma senza retorica</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 00:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Di Puccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[consiglio comunale]]></category>

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		<description><![CDATA[Per il consiglio comunale straordinario del 16 marzo scorso abbiamo introdotto i festeggiamenti per i 150 anni dell&#8217;unità d&#8217;Italia. Firenze come altre città si è addobbata per l’occasione, il tricolore fa sfoggio di sé ad ogni finestra, in ogni vetrina, dai lussuosi negozi del centro, alle botteghe della periferia, al laboratorio dell’artigiano.  Stranamente ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="size-medium wp-image-540 alignleft" title="pistacchio-di-bronte" src="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2011/03/pistacchio-di-bronte-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" />Per il consiglio comunale straordinario del 16 marzo scorso abbiamo introdotto i festeggiamenti per i 150 anni dell&#8217;unità d&#8217;Italia</strong>. Firenze come altre città si è addobbata per l’occasione, il tricolore fa sfoggio di sé ad ogni finestra, in ogni vetrina, dai lussuosi negozi del centro, alle botteghe della periferia, al laboratorio dell’artigiano.  Stranamente ci ritroviamo tutti italiani, tutti patrioti, come accade solo per una finale dei mondiali di calcio.<br />
<strong>Ci sono voluti 150 anni per ricordarsi di essere italiani e di essere una nazione, tutti insieme uniti sotto la stessa bandiera.</strong><br />
Non sono tra quelli che pensano sia inutile ricordare o festeggiare, penso piuttosto che sia importante dar valore a questa ricorrenza recuperando il significato migliore di unità.<br />
<strong>Più che al momento fondativo, risorgimentale della nostra storia, preferisco riferirmi ad un secondo risorgimento, più recente  e più vicino a noi, ed è quello legato alla resistenza e alla liberazione dal fascismo</strong>, una radice importante che mette a confronto oppressione con libertà e che sembra sempre più allontanarsi dalla memoria politica, soprattutto quando assistiamo ai tentativi di mascherare scelte separatiste scellerate dietro il paravento di “benefiche” soluzioni fiscali. Allora in questo caso occorre affermare con fermezza il valore dell’unità nazionale a partire dall’unicità e dalla ricchezza del patrimonio culturale locale; <strong>se locale e nazionale non riescono a comunicare allora, mi dispiace, ma ci troviamo di fronte alla solita retorica di stato.</strong><br />
<strong>Mi chiedo allora a cosa serva ricordare i tanti soldati, che Italiani diventano solo quando ritornano in volo, nelle bare avvolte dal tricolore, partiti in missione di pace per le guerre degli altri popoli oppressi</strong>. Soldati italiani, perlopiù gente del sud che solo andando in guerra ritrova  la dignità e il diritto al lavoro che in patria non riescono ad ottenere. Un’Italia idealmente unita oggi, ma divisa fra nord e sud con uguali doveri e diversi diritti.<br />
<strong>E mi chiedo allora quanto dovremo aspettare perché lo stato faccia sentire la sua presenza affettiva ed effettiva nel sud</strong>, sempre dilaniato da carenze strutturali gravissime e dalla penetrazione continua di vecchia e nuova criminalità organizzata. <a href="http://www.stefanodipuccio.com/2011/03/22/il-consiglio-comunale-nel-carcere-di-sollicciano/"><strong>Mi chiedo ancora perché ci siano due Italie, una per i liberi, l’altra per gli schiavi del carcere</strong></a>, anzi, per gli uomini e le donne resi schiavi dal carcere, per i quali come sapete, mi sto battendo in una battaglia di libertà che non chiuda dietro di loro le sbarre, gettando la chiave. Solo ricordandoci anche di loro nel festeggiare un’Italia che è stata molto crudele e avara nei loro confronti, potremo superare il valore retorico e a volte, solo istituzionale, dei festeggiamenti, restituendo importanza alla parola unità e cercando con tutti i mezzi possibili di renderla una realtà effettiva. <strong>E ancora, che cosa dovremmo dire dell’immigrazione? Di schiavi sottopagati costretti a finire nelle braccia della criminalità per poter sopravvivere?</strong> Di donne che dall’est trovano in Italia un futuro sicuro in mezzo ad una strada? <strong>Dov’è il sogno di una società multietnica che in altri paesi non ha certo minacciato il sentimento unitario nazionale? </strong>Davvero dovremmo credere alle ricette di alcune forze politiche che alzando un recinto tra noi e “loro” (quanto è   reversibile questa parola, tutti noi siamo “loro”) illudono i cittadini della comunità italiana di farlo per raggiungere un livello accettabile di sicurezza? Sicurezza da cosa? Io la chiamerei al contrario paura, paura di confrontarsi con tutte le diversità, da quelle locali a quelle extra-nazionali fino a quelle politiche, certamente; perché  &#8211; non dimentichiamocelo &#8211; quello che rende unita una nazione, è la ricchezza culturale, l’originalità e l’anima delle parti che la costituiscono. Allora sì, in questo senso, viva l’Italia.</p>
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		<title>Il consiglio comunale nel carcere di Sollicciano</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 23:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Di Puccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[consiglio comunale]]></category>
		<category><![CDATA[iniziative sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[ L&#8217;imbarazzo ha prevalso sull&#8217;orgoglio, dopo aver sentito tutti dire le stesse cose, e soprattutto sentire i detenuti che le stesse cose le avevano sentite 6 anni fa quando ci fu un altro consiglio comunale in carcere, e dopo sei anni non era cambiato niente, non sono riuscito a leggere ma ho parlato a memoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="size-full wp-image-534 alignleft" title="sollicciano" src="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2011/03/sollicciano.jpg" alt="" width="250" height="179" /> L&#8217;imbarazzo ha prevalso sull&#8217;orgoglio, dopo aver sentito tutti dire le stesse cose, e soprattutto sentire i detenuti che le stesse cose le avevano sentite 6 anni fa quando ci fu un altro consiglio comunale in carcere, e dopo sei anni non era cambiato niente, non sono riuscito a leggere ma ho parlato a memoria ma soprattutto col cuore; questo è l&#8217;intervento che ho scritto per Sollicciano, ma che non ho letto.</strong></p>
<p>Orgoglio e imbarazzo, due sentimenti contrapposti che mi attraversano nell’essere qui in veste di consigliere, ma che cercherò di spiegare nel modo più onesto e diretto possibile. Orgoglioso, perché <strong>riuscire a portare i lavori del Consiglio comunale dentro le mura di Sollicciano, è in piccola parte dovuto anche al mio impegno</strong>: sollecitato da <strong>Franco Corleone <a href="http://www.stefanodipuccio.com/2010/11/17/settimo-giorno-di-sciopero-della-fame-di-carcere-si-muore/">ho partecipato qualche mese fa a uno sciopero della fame</a></strong>, che ho affrontato, credo di poter dire, con molta determinazione per sensibilizzare stampa e opinione pubblica sul problema del sovraffollamento delle carceri italiane. <a href="http://www.stefanodipuccio.com/2010/12/01/un-digiuno-efficace-nonostante-lindifferenza-della-stampa/"><strong>Un’iniziativa che, nonostante il silenzio ostinato della stampa</strong></a>, ha ottenuto un successo in prima istanza politico e che ci ha permesso di incontrare il Sottosegretario di Stato alla Giustizia <strong>Giacomo Caliendo</strong>, il quale aveva garantito risorse per le opere strutturali più urgenti, rispondendo così a richieste che facevano parte di una piattaforma ben più ampia presentata da Corleone a suo tempo. <strong> Il mio imbarazzo nasce proprio da qui: non riuscire a dare risposte certe alle istanze di chi, detenuti, agenti di custodia e volontari di associazioni, vive e opera nel carcere</strong>. <a href="http://www.stefanodipuccio.com/2010/12/01/appello-ai-naviganti-ancora-digiuno-per-le-carceri/"><strong>Mi chiedo, infatti, quanto sarà necessario aspettare, ancora, perché il problema delle carceri sia affrontato in modo risolutivo</strong></a>.   Visto che solo la morte fa notizia, quanti morti dovremo contare ancora nei trafiletti dei giornali per parlare di problemi di sovraffollamento, di carenze strutturali, di scarsa assistenza medica? Nelle condizioni attuali <a href="http://www.stefanodipuccio.com/2011/03/12/non-ho-digiunato-per-niente-a-microfono-spento-ma-a-voce-alta/"><strong>il carcere viene meno a quella che è la sua prerogativa costituzionale principale: la pena rieducativa.</strong></a></p>
<p>Usato come discarica sociale, un po’ come facciamo con i rifiuti, li togliamo dalla vista ma non risolviamo il problema, il carcere serve oggi a gestire fenomeni sociali quali:<br />
•	immigrazione<br />
•	tossicodipendenza<br />
•	povertà ed emarginazione<br />
•	malattia mentale<br />
sovvertendo pertanto la sua stessa natura, che è invece quella di contenere i fenomeni propriamente criminali.<br />
<strong>Ma il sovraffollamento carcerario attuale è un dato che non deriva dall’aumento della criminalità &#8211; i cui numeri sono in diminuzione -, ma è piuttosto conseguenza di precise scelte di politica legislativa.</strong><br />
Inoltre è il rapporto tra il “fuori” e il “dentro” che deve essere rivisto e considerato con molta attenzione; la vita nelle carceri riguarda anche le persone che non le vivono, riguarda tutti noi, la nostra economia presente e la nostra vita futura; se pensiamo al carcere come all’immagine di un cancello da chiuderci alle spalle, facciamo un errore imperdonabile come se ci accecassimo volontariamente per non vedere.<br />
La preoccupazione mia, quindi &#8211; ma credo anche dei miei colleghi -, è quella di riuscire a dare in tempi ragionevoli le risposte a queste domande e, dato che siamo in tema di celebrazioni della Costituzione, l’argomento è quanto mai attuale e riporta in primo piano la capacità delle istituzioni di garantire certezza del diritto e rispetto dei diritti, senza eccezioni.  Perché un detenuto privato della libertà personale per scontare la propria pena non sia privato anche del diritto sacrosanto alla propria dignità.<br />
<strong>A oggi il numero dei detenuti a Sollicciano è di nuovo vicino a 1000, ben oltre la capienza massima, anche le più piccole opere strutturali sono ancora da realizzare, il passaggio dall’assistenza sanitaria del carcere a quella del servizio sanitario nazionale è ancora un miraggio, in carcere si muore anche perché non curati adeguatamente</strong>, e Sollicciano riflette la realtà nazionale delle carceri. Tenere qui oggi il consiglio comunale non è un traguardo ma solo un punto di ripartenza. Non posso fare promesse, ma da uomo e da rappresentante delle istituzioni rinnovo il mio impegno con maggiore determinazione per far sentire fuori la voce di chi è dentro.</p>
<p><strong>Sono molto felice della risonanza che questo consiglio ha ottenuto:</strong></p>
<p><a href="http://www.novaradio.info/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=5487%3Aconsiglio-comunale-di-firenze-lunedi-14-diretta-da-sollicciano&amp;Itemid=136"><strong>ne ha parlato Novaradio, seguendo il consiglio in diretta</strong></a></p>
<p><a href="http://www.radicali.it/20110315/consiglio-comunale-al-carcere-di-firenze-sollicciano"><strong>Ne ha parlato Marco Perduca, sul sito dei Radicali di Firenze e su quello Nazionale</strong></a></p>
<p><a href="http://www.ilsitodifirenze.it/content/357-il-consiglio-comunale-si-trasferisce-nel-carcere-di-sollicciano"><strong>Ne ha parlato Filomena D&#8217;amico su Il Sito di Firenze</strong></a></p>
<p><a href="http://www.nove.firenze.it/vediarticolo.asp?id=b1.03.14.22.51"><strong>Ne ha parlato Nove &#8211; Firenze, con un lungo e dettagliato articolo</strong></a></p>
<p><a href="http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2011/14-marzo-2011/consiglio-comunale-carcere-190225016185.shtml"><strong>Ne ha parlato il corriere fiorentino</strong></a></p>
<p><a href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/03/14/news/sollicciano_detenuti_contro_politici_siete_qui_per_lavarvi_la_coscienza-13604616/"><strong>Ne ha Parlato Repubblica</strong></a></p>
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		<title>Non ho digiunato per niente; a microfono spento ma a voce alta</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 21:33:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Di Puccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[consiglio comunale]]></category>
		<category><![CDATA[iniziative sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[A microfoni spenti ma a voce alta, sforando il tempo concesso dalle regole del consiglio, ho continuato a parlare senza curarmi dei tempi imposti; il mio intervento sulle Carceri dello scorso 28 Febbraio se lo ascoltate dal sito del comune è per forza incompleto, ma chi era presente lo ha sentito per intero, e qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-523 alignleft" title="stefano-cucchi" src="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2011/03/stefano-cucchi.jpg" alt="" width="300" height="400" />A microfoni spenti ma a voce alta, sforando il tempo concesso dalle regole del consiglio, ho continuato a parlare senza curarmi dei tempi imposti; <strong>il mio intervento sulle Carceri dello scorso 28 Febbraio</strong> se lo ascoltate dal sito del comune è per forza incompleto, ma chi era presente lo ha sentito per intero, e qui sul mio blog voglio riportarlo nella forma completa di qualche giorno fa. E&#8217; su tutti i giornali la notizia dell&#8217;<strong>ennesima morte in carcere</strong> &#8211; nel carcere di Sollicciano per l&#8217;appunto &#8211; un detenuto di 48 anni morto per infarto. Era stato dimesso dall&#8217;ospedale di Careggi dopo una degenza di nove giorni per problemi polmonari. Poi è rientrato in carcere evidentemente non guarito, visto che in carcere è morto. Nonostante l&#8217;aggravarsi del suo stato di salute si è pensato bene di non trasferirlo nuovamente all&#8217;ospedale. Era <em>soltanto</em> un detenuto, di nazionalità marocchina, alla sua prima condanna per spaccio di stupefacenti. L&#8217;auspicato passaggio dell&#8217;assistenza sanitaria del carcere al servizio sanitario nazionale è tutt&#8217;altro che compiuto, anzi non è nemmeno all&#8217;inizio. Qualche giorno prima, sempre nel carcere di Sollicciano è stato sventato un altro tentativo di suicidio di un giovane detenuto, italiano di 25 anni. <strong>La Toscana detiene il triste record di tentati suicidi 155 nel 2009 e per  il 2010 siamo sulla stessa strada</strong>. Nelle condizioni attuali il carcere viene meno a quella che è la sua prerogativa costituzionale principale: la pena rieducativa. Sempre più spesso viene usato come discarica sociale in quanto serve a gestire fenomeni sociali quali:</p>
<ul>
<li>immigrazione</li>
<li>tossicodipendenza</li>
<li>povertà</li>
<li>emarginazione</li>
<li>malattia mentale.</li>
</ul>
<p>Sovverte, pertanto, la sua stessa natura che è quella di contenere i fenomeni propriamente criminali. Il sovraffollamento carcerario attuale è un dato che non deriva dall&#8217;aumento della criminalità, i cui numeri sono in diminuzione, ma è invece la conseguenza di precise scelte di politica legislativa. Basta citare la legge sulla droga e la cosiddetta legge Bossi-Fini che prende di mira i clandestini. <strong>Alla luce di queste considerazioni mi chiedo, e chiedo ai colleghi del Consiglio e della Giunta, come ci presenteremo al Consiglio Comunale straordinario che si terrà proprio nel carcere di Sollicciano</strong>, che cosa risponderemo alle richieste dei detenuti, dei parenti , agli operatori del carcere,  volontari e guardie carcerarie anche loro vittime del sovraffollamento e delle gravi carenze strutturali del carcere, problemi che  non sono solo a livello cittadino ma nazionale.<strong> Ad aggravare questa situazione, arriva la notizia della soppressione della fermata dell&#8217;autobus, della linea 27</strong>, che serve proprio il carcere di Sollicciano, utile ai parenti dei  1000 detenuti, ( Sollicciano ha una capienza massima di circa 500 detenuti) e ai 1000, fra guardie carcerarie e volontari che operano nel carcere. Invito pertanto il Consiglio, la Giunta, il presidente di Ataf Bonaccorsi a rivedere questa decisione e portare almeno una buona notizia al Consiglio del 14 marzo a Sollicciano. <strong>Cosi ho parlato al consiglio ottenendo attenzione oltre i due minuti consentiti</strong>; anche se dall&#8217;archivio audiovisivo del consiglio comunale rimane traccia di un intervento tronco, questo è quello che ho effettivamente raccontato, conquistanto attenzione da parte di tutti i consiglieri presenti. <strong>Lunedi 14 il consiglio speciale sarà proprio all&#8217;interno del carcere di Sollicciano</strong> e sono orgoglioso per questo, i miei digiuni non sono stati del tutto inutili allora, l&#8217;ultima volta che questo confronto diretto con i detenuti era stato possibile, risale a sei anni fa. <strong>Per ricordarvi cosa ho fatto in questo periodo</strong>, vi segnalo una breve cronologia delle mie iniziative con i collegamenti agli articoli e le testimonianze presenti sul blog; ho espresso solidarietà a <strong>Franco Corleone</strong>, garante per i detenuti di Firenze, sulla <a href="http://www.stefanodipuccio.com/2010/05/31/il-carcere-transgender-a-empoli-dove-e-finito/"><strong>questione del Carcere Transgender</strong></a> scomparso praticamente nel nulla; ho raccolto l&#8217;invito dello stesso Garante dei detenuti <a href="http://www.stefanodipuccio.com/2010/12/01/un-digiuno-efficace-nonostante-lindifferenza-della-stampa/"><strong>nello sciopero della fame a staffetta</strong></a>, nove giorni a cui è seguita un&#8217;indifferenza incomprensibile da parte della stampa, come ho avuto modo di spiegare anche qui, <a href="http://www.stefanodipuccio.com/2010/12/01/appello-ai-naviganti-ancora-digiuno-per-le-carceri/"><strong>quando ho ripreso nuovamente lo sciopero della fame</strong></a> sollecitato ancora dalle battaglie di Corleone, non era certo la mia visibilità che chiedevo, ma l&#8217;attenzione su un problema che ci riguarda tutti da vicino, perchè a volte il confine tra &#8220;dentro&#8221; e &#8220;fuori&#8221; è davvero labile, non lo dimentichiamo mai, perchè se privare della libertà una persona, come espiazione di una pena può essere il prezzo da pagare in un contesto di regole democratiche condivise, la privazione della dignità personale, al contrario non è propria del mondo civile ma dei peggiori regimi.</p>
<p><strong>Qui di seguito un reportage di Riccardo Iacona, l&#8217;autore di <a href="http://www.presadiretta.rai.it/category/0,1067207,1067208-1083855,00.html">Presa Diretta</a>, intitolato Viaggio Nell&#8217;inferno delle carceri e recentemente pubblicato dal progetto <a href="http://www.cadoinpiedi.it">cadoinpiedi.it</a></strong></p>
<p><a href="http://www.stefanodipuccio.com/2011/03/12/non-ho-digiunato-per-niente-a-microfono-spento-ma-a-voce-alta/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>il 6 Nazioni di Rugby a Firenze; la mia proposta</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 22:06:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Di Puccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[consiglio comunale]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi e spettacolo]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-500 alignleft" title="CCE11022011_00000-1" src="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2011/03/CCE11022011_00000-1.jpg" alt="" width="300" height="416" />Il 14  Febbraio ho presentato una mozione in consiglio per  proporre Firenze quale sede  per il 2012  del prestigioso torneo del <strong>6 Nazioni di rugby</strong>, e questa   ha ottenuto voto favorevole unanime alla discussione in Commissione Sport. L’impresa non sarà facile, ma sono proprio le sfide impegnative che  piacciono ai rugbysti;  Roma è senz’ altro la sede naturale del torneo, ma visto l’attuale inadeguatezza dell’impianto dello <strong>Stadio Flaminio</strong> &#8211; da quanto ha affermato <strong>il sindaco di Roma Alemanno</strong> l’adeguamento dovrebbe essere pronto per la fine del 2012-; Firenze potrebbe porsi efficacemente come sede quantomeno provvisoria. Il successo del test match di novembre che ha visto la Nazionale Italiana affrontare i mitici <strong>Wallabies</strong> dell’Australia, con uno <strong>stadio Franchi gremito da più di trentamila spettatori</strong>, ha dimostrato che<img class="size-full wp-image-502 alignleft" title="6 Nazioni 1" src="http://www.stefanodipuccio.com/wp-content/uploads/2011/03/6-Nazioni-1.jpg" alt="" width="300" height="416" /> ci sono tutti i presupposti che tale proposta venga accettata dalla <strong>Federazione Italiana Rugby</strong>, visto anche le parole positive  in questo senso  del presidente Dondi. Ci tengo a ricordare quale benefico ritorno economico oltre che sportivo, potrebbe avere per la città un evento del genere, una città d’arte e cultura come Firenze richiamerebbe migliaia e migliaia di tifosi dalle nazioni europee ospitate, e il turismo sportivo legato al rugby è di altissimo livello, senza poi dimenticare che nel 2012 Firenze ospiterà i Campionati Mondiali di Ciclismo dunque un’annata irripetibile per la nostra città. A conferma della bontà della proposta, alcuni organi di stampa hanno dato visibilità alla mia proposta, tra questi Eugenio Bini del Nuovo Corriere Fiorentino ne ha parlato ampiamente cosi come Paolo Mugnai sulla Nazione.</p>
<p><strong>Alcune Risorse Video</strong></p>
<p><strong>Italia &#8211; Australia &#8211; Stadio Franchi</strong></p>
<p><a href="http://www.stefanodipuccio.com/2011/03/10/il-6-nazioni-di-rugby-a-firenze-la-mia-proposta/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><strong>Italia &#8211; Australia &#8211; Stadio Franchi &#8211; inno nazionale (stadio gremito!!)</strong></p>
<p><strong><p><a href="http://www.stefanodipuccio.com/2011/03/10/il-6-nazioni-di-rugby-a-firenze-la-mia-proposta/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></strong></p>
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