Un po’ di storia prima di tutto: 20 ottobre 2008, un decreto ministeriale trasforma l’istituto di Empoli (che è un istituto dove la funzione rieducativa della pena aveva più importanza rispetto alle consuete caratteristiche di tipo retributivo) in quello che si può definire come il primo carcere italiano per transgender. Nel marzo 2010, tutte le trans che avevano accolto l’iniziativa del provveditore Maria Pia Giuffrida si dichiarano entusiaste sulla struttura e su tutte le possibilità che avrebbe offerto, non ultima quella di uno sbocco educazionale e lavorativo. Le previsioni erano quelle di ospitare una trentina di detenuti transgender dai primi giorni di marzo. Secondo le dichiarazioni della presidente del Mit riportate anche dal corriere fiorentino, di solito nei penitenziari, le detenute donne rifiutano i trans nel loro reparto e per evitare problemi non vengono tenuti nei reparti maschili, cosi da costringere la creazione di reparti adeguati che creano però isolamento effettivo; una struttura solo per loro quindi nasce con lo scopo di vivere il carcere senza emarginazioni ulteriori, in un luogo studiato appositamente. Da un ANSA del 21 maggio 2010 si viene a sapere sempre da Maria Pia Giuffrida, che “il carcere di Empoli che doveva diventare una struttura per transessuali, non sarà tale. A giorni sarà deciso se ospiterà uomini o donne”. Il ministro Alfano tace, e Franco Corleone, il garante per i detenuti di Firenze diffonde un comunicato stampa:
“Dopo la mia denuncia sulla situazione del carcere di Empoli chiuso da oltre un anno, il silenzio ufficiale continua in maniera provocatoria. Ieri in Toscana si è presentata per rassicurare sulla situazione penitenziaria, la Sottosegretaria alla Giustizia Casellati e non ha ritenuto di fornire spiegazioni del divieto del Ministro Alfano all’apertura del carcere di Empoli destinato alle detenute transessuali. Si rincorrono voci generiche su una prossima apertura dell’istituto di Pozzale destinato alla detenzione femminile. Ma l’arroganza offensiva del potere dell’Amministrazione Penitenziaria, si rifiuta di spiegare perché si è cancellata l’esperienza della custodia attenuata per detenute tossicodipendenti e le ragioni per impedire il nuovo esperimento di carcere transgender. E’ sempre più diffusa la voce che la ragione moralista e perbenista è dovuta alle concezioni della sessualità del Ministro. A noi questo interessa poco. Ci turba invece che in piena crisi dovuta al sovraffollamento un istituto venga non utilizzato. Confermo quindi l’inizio da domenica sera di uno sciopero della fame di protesta contro l’insipienza di una gestione superficiale e per affermare il diritto di conoscere le motivazioni di decisioni così gravi”.
Tutto molto inquietante; se pensate che la stessa Maria Pia Giuffrida, come riporto sopra attraverso varie fonti (corriere.it, blog di Repubblica etc.) è la stessa persona che aveva difeso l’utilità della struttura “per alleviare le condizioni di detenzione delle Transgender, perchè cosi sarebbe stato più semplice riuscire ad attuare programmi e percorsi educativi e lavorativi”
Personalmente, come rappresentante del Gruppo Misto, esprimo piena solidarietà a Franco Corleone, il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, che continua da sei giorni lo sciopero della fame per protestare contro il Ministro Alfano che ha bloccato l’apertura del carcere di Empoli destinato per decreto ai transessuali. Chiedo ai colleghi della Giunta e del Consiglio di non restare indifferenti ai problemi delle persone private della libertà .
Per approfondire:
Corleone in sciopero della fame (virgilio news)
Il comunicato ANSA sulla decisione del ministro Alfano
il comunicato stampa di Franco Corleone
Le dichiarazioni di Maria Pia Giuffrida (Panorama blog)
Carceri vuote, bloccate o affollate, il caso toscana (Su ADUC.IT)